Attività

Food Crossing District individua soluzioni per il riutilizzo e la valorizzazione di sottoprodotti agroalimentari. Il progetto realizza due attività complementari: Nuovi alimenti e prodotti da condividere; Mappatura delle economie circolari della Regione.

Nuovi alimenti e prodotti da condividere

Il progetto identifica i sottoprodotti di due filiere industriali in Emilia-Romagna per sperimentare interventi tecnologici e di sistema: sottoprodotti provenienti dalla lavorazione del pomodoro e del grano. Con l’impiego di tecnologie a basso impatto ambientale, Food Crossing District punta allo sviluppo di nuovi prodotti alimentari:

  • un olio ottenuto da olive e sottoprodotti del pomodoro da proporre direttamente al mercato come prodotto funzionale;
  • una crusca disoleata e torrefatta;
  • un olio di germe di grano per il mercato alimentare o il settore dei biocarburanti.

Food Crossing District caratterizzerà i tre prodotti per gli aspetti compositivi, sensoriali, microbiologici e funzionali. Ad una sperimentazione su scala di laboratorio e/o semi-industriale, seguirà la realizzazione di prototipi e la valutazione della sostenibilità ambientale (mediante applicazione della metodologia di Life Cycle Assessment-LCA) ed economica a livello industriale e di mercato.

Mappatura delle economie circolari della Regione

Questa attività ha l’obiettivo di promuovere la domanda e offerta di risorse (nel senso lato inteso dalla simbiosi industriale) tra interlocutori che, per attività economica e sociale, non hanno altrimenti occasione di incontro. Attraverso la mappatura delle economie circolari in Emilia-Romagna, Food Crossing District identifica gli interlocutori chiave sul territorio e li mette in comunicazione tra loro.

La mappatura di Food Crossing District favorisce la chiusura dei cicli delle risorse (materia, acqua, energia e/o sottoprodotti), in modo tale che queste siano costantemente riutilizzate sul territorio. Questa strategia contribuisce al miglioramento della competitività delle imprese, alla riduzione degli impatti ambientali e all’ottimizzazione delle sinergie territoriali e degli aspetti logistico-economici correlati.

La metodologia di mappatura messa a punto da Food Crossing District prevede cinque fasi principali:

  1. coinvolgimento delle imprese e creazione della rete;
  2. creazione del database dei flussi di risorse in entrata e uscita dalle imprese;
  3. screening iniziale delle possibili sinergie tra domanda e offerta delle risorse mappate;
  4. creazione di una piattaforma online per l’inserimento e la gestione del database, accessibile alle imprese;
  5. valutazione della fattibilità tecnologica e normativa dei percorsi di simbiosi industriale e redazione di manuali operativi per la loro implementazione.

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